Il grande inganno della genitalità

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Da quando ho costituito l’Associazione Il valore del femminile ho preso sempre più coscienza del contesto culturale e sociale in cui sono nata e cresciuta e dei condizionamenti agiti sui diversi campi dell’esistenza, soprattutto la sessualità.

Lungo il cammino percorso per comprendere i meccanismi alla base di questa realtà, mi si è a poco a poco rivelato come la sfera della sessualità sia stata nel corso dei secoli fraintesa, inquinata, mercificata ma, soprattutto, ridotta all’incontro di un pene con una vagina. Tutto il nostro piacere si giocherebbe principalmente nello sfregamento di due organi genitali senza i quali non sarebbe possibile l’incontro sessuale. Oggi voglio dire che questa equazione sessualità = genitalità è un grande inganno nel quale siamo stati indotti e che contribuisce in modo importante a generare uno stato di confusione, di smarrimento nelle persone e tra le persone.

Fermiamoci un attimo e pensiamo ai modi di dire e alle convinzioni più comuni rispetto a questo paradigma che tiene gran parte di noi intrappolati in schemi mentali a causa dei quali non possiamo godere della vita nella sua pienezza.

Tra maschi è diffuso il parere secondo il quale più donne riesci a portarti a letto e più vali; nel mondo femminile, invece, fino a due generazioni fa era quasi una legge non concedersi prima del matrimonio altrimenti si rischiava di essere “sedotta e abbandonata” o, peggio, c’era la possibilità di rimanere incinta ed essere considerata la vergogna della famiglia. Oggi, nell’universo delle donne, si è passati all’estremo opposto e si tende ad offrire il proprio corpo già al primo incontro perché (e riporto quello che diverse volte ho ascoltato nei miei setting di counseling) “poi perdi la possibilità di avviare una relazione con lui, passi per una tipa impegnativa” oppure, e questo vale per entrambi i fronti “mi prendo solo il mio piacere, dell’uomo/della donna in sé non m’interessa nulla”.

Questo orientamento tra gli adulti si sta estendendo in modo allarmante tra i giovanissimi e il corpo, già a dieci, undici anni viene usato come strumento per piacere, ricevere attenzione, sentirsi importante. Diventa sempre più dilagante il fenomeno del sexting grazie alla complicità degli smartphone. I dati di una recente indagine dell’Osservatorio nazionale adolescenza parlano del 25% dei teenager che condivide tramite smartphone immagini di sé con espliciti riferimenti sessuali.

È evidente che i ragazzi stiano risentendo a livello comportamentale di un’alterazione della sessualità che molto probabilmente è già presente in casa. Se infatti guardiamo ai rapporti di coppia consolidati come conviventi e coniugi cosa troviamo? La prima causa di divorzio è il tradimento: a un certo punto ci si stanca dell’altro per tanti motivi  e si ricerca al di fuori quello che non si trova più dentro casa. La donna viene accusata per lo più di essere disinteressata al sesso, l’uomo di essere freddo e distante. In fondo, anche in questo caso, non si è poi così lontani a considerare il partner in funzione del soddisfacimento dei propri bisogni. Ma andiamo oltre. Molte coppie stanno cercando di trovare nuovi percorsi, nuovi modi di stare insieme. Così, se facciamo un giro sul web, troviamo a ogni piè sospinto articoli “come farla/farlo impazzire a letto” “dieci modi per durare di più e renderla felice” e via così. Di per sé in questi articoli non c’è niente di male, ma vediamo come, anche in questo caso, il sesso sia ricondotto esclusivamente alla genitalità.

Allo stesso tempo fioriscono coppie aperte, ménage à trois, scambisti, sesso tantrico in versione new age e, conseguentemente, luoghi che offrono situazioni alternative tipo terme “hot”, club privé, così si esce dalla routine, si rompono gli schemi e si pensa di rianimare in questo modo la vita a due.

Magari, per un po’, questo avviene pure ma poi quel “senso di scontato”, di già vissuto si insinua nuovamente nel rapporto facendolo capitolare o nel classico “the end” o in una rassegnata convenienza, della serie “almeno si dividono le spese” e poi, “ricominciare tutto daccapo richiede troppa fatica, chi me lo fa fare, alla fine uno/una vale l’altro/a”.

James Hillman, fondatore della psicologia archetipica nel suo saggio, La forza del carattere, scrive “i rapporti falliscono non perché abbiamo smesso di amare, ma perché, prima ancora, abbiamo smesso di immaginare.”

L’atto d’immaginare tuttavia diventa possibile se, conoscendo me stesso, la mia unicità vedo, conosco l’altro per ciò che è senza proiettarvi aspettative, desideri,  paure. Solo in questo modo avviene l’incontro, si fa esperienza della sessualità che è molto di più di quello che ci hanno fatto e ci continuano a far credere. Eros non ha niente a che vedere con la mera genitalità, è una relazione che s’instaura innanzitutto partendo da sé. Nella scoperta della propria autenticità, s’incontra l’altro e vi si stabilisce una vera, profonda intimità dove la genitalità può esserci come non esserci. Bisogna uscire dall’idea che qualcun altro o qualcos’altro abbia l’esclusività nel dare piacere. Il piacere si vive. E si vive solo nel momento in cui, individuando la mia specificità, mi rapporto all’altro che non concepisco più come appagamento, completamento ma come essere a sé stante ogni attimo diverso, nuovo, misterioso. Un universo tutto da scoprire istante per istante.

Se riusciamo a fare questo, possiamo amare e immaginare. L’amore si sprigiona in questo atto di presenza a sé e alla persona che ci è di fronte che immaginiamo come un fiume che scorre, mai identica a se stessa.

Mi rendo conto che uscire dal paradigma della genitalità è una vera e propria sfida, oggi più che mai; d’altronde, se è vero che amare e amarsi è l’attitudine verso cui ognuno di noi tende, il processo di recupero della sessualità come dimensione più sacra dell’esistenza è inevitabile. Infatti, è nell’incontro uomo-donna che si creano le condizioni di quel potere generativo proprio del divino; un potere che fluisce, scorre, evolve in una dinamicità senza attaccamento, logiche di possesso e fissazioni su come dovrebbe o non dovrebbe essere; un potere che semplicemente nel suo esserci si dà e in questo darsi trova il suo compimento.

Virginia Vandini